30/01/2009
2000 Km con un litro
2000 kilometri con un litro di benzina (1931, per la precisione) valgono il decimo posto. I primi ne hanno fatti più di 3400. Parliamo di una competizione automobilistica molto inconsueta, in cui vince chi consuma meno: la Shell Eco Marathon. L'ultima si è svolta lo scorso Luglio nel Regno Unito, sul circuito di Rockingam, e ha visto la partecipazione di numerosi team italiani - sette in tutto - tra cui l'Xteam del Politecnico di Milano, che un primato lo ha portato a casa: quello italiano per il veicolo a più basso consumo.
Ma torniamo a quella cifra paradossale: 2000 chilometri con un litro, per spiegare come salta fuori. Sì, perché che i chilometri siano 2000 o 3000 è quasi un dettaglio (il record mondiale supera i 5000) se confrontiamo queste cifre con i consumi dei veicoli tradizionali, che spesso non superano i 20.
Com'è possibile, allora, conseguire un risparmio energetico di due ordini di grandezza? Detto che la gara non premia certo i motori potenti, perché si svolge a velocità molto basse (è richiesta da regolamento un'andatura non inferiore ai 30km/h), si è solo a un dieci percento della risposta. Il resto lo fanno decine di dettagli, più o meno importanti, i cui contributi, sommati, trasformano oggetti dalle forme improbabili in Formule 1 del risparmio energetico.
Le voci principali? Aerodinamica, leggerezza del veicolo, riduzione di ogni attrito possibile (dalle ruote al sistema di trasmissione) ed efficienza del propulsore. Scordatevi il comfort, però.
Si guida da sdraiati, in queste specie di wurstel a tre o quattro ruote. La visibilità non è delle migliori, e capita che il motore sia alloggiato pochi centimetri dietro la testa del pilota: un inferno in tangenziale. Ma non conta per veicoli che non intendono porsi come prototipi delle vetture che un giorno circoleranno sulle strade, bensì come esempi estremi, volti a dimostrare quali siano i margini di miglioramento; quale la riserva di potenzialità a cui l'industria dell'automobile può e deve attingere per ridurre il gap tra reale e potenziale, anche puntando a colmarlo solo in piccola parte. Della foto si può facilmente immaginare com'è collocato il pilota all'interno della macchina.
Il veicolo dell'Xteam del politecnico è un tre ruote lungo poco meno di tre metri, largo 78 cm e alto 60 la cui forma è ispirata a quella di una goccia d'acqua in caduta libera. Il telaio è in alluminio; la scocca di materiale composito ultraleggero; i freni a filo come quelli di una bicicletta. e poi c' è il motore, elettrico, alimentato da una cella combustibile a idrogeno (si fa poi una conversione per stabilire a quanta benzina corrisponda il gas consumato) e alloggiato nell'unica ruota posteriore.
Un veicolo estremo dunque, giova ripeterlo, come tutti i veicoli che partecipano alla competizione in questa categoria; veicoli che sacrificano comfort e prestazioni e adottano al contempo ogni tecnologia utile pur di consumare appena un po' meno, senza badare troppo ai costi. Una prassi impossibile da trasferire all'Industria. Ma impossibile è anche non chiedersi se, tra quel 20 e quel 2000, non si possa realizzare una ragionevole, auspicabile via di mezzo.